Primi fondamenti
Il concetto alla base dell'ordine dei Canonici Agostiniani è la convivenza di sacerdoti in una comunità di tipo monastico (vita communis). Questo al fine di garantire ai fedeli che la cura delle anime poggi su sicure basi spirituali ed economiche. Gli esordi di questa modalità si ritrovano già con Eusebio di Vercelli (283-371), Zeno di Verona († 371) e Agostino (354-430).
Inizialmente una tale vita comunitaria di religiosi era presente presso le cattedrali. Dato che i chierici a cui doveva provvedere il Vescovo dovevano essere iscritti in una lista (canone), questi vennero chiamati canonici. Più tardi si passò a fondare anche abbazie di Canonici indipendenti dalle cattedrali. Intorno al 750, San Crodegango di Metz compilò una regola per il Canonici del suo Capitolo, che si diffuse anche al di fuori di Metz. Al contrario della Regola di Sant'Agostino, questa permetteva ai Canonici di possedere beni privati.
Il Sinodo di Aquisgrana introdusse nell’anno 816 una nuova regola per i Canonici (ordo canonicorum) che continuava a permettere ai chierici la proprietà privata. Questo fu di sostegno ai Canonici che desideravano abbandonare la vita comunitaria. Lo stesso sinodo impose anche la Regola di San Benedetto come obbligatoria per tutti i monasteri (ordo monasticus). Quindi rimasero in tutto il Regno dei Franchi soltanto due regole per la vita religiosa in comunità.